Home  >  Studi in Italiano  >  superare le afflizioni
superare le afflizioni PDF Print E-mail
“So vivere nella povertà e anche nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere saziato e ad aver fame; a essere nell’abbondanza e nell’indigenza. Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica.”
Filippesi  4.12,13
Verità Pratica
Le tribolazioni ci portano a maturare in Cristo, dandoci la capacità di sfruttare di una vita spirituale piena. 
Possiamo tutto in colui che ci fortifica
Lettura Biblica.
Filipesi 4. 10-13
10. Ho avuto una grande gioia nel Signore, perché finalmente avete rinnovato le vostre cure per me; ci pensavate sì, ma vi mancava l’opportunità. 
11. Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, perché io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo. 
12. So vivere nella povertà e nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell’abbondanza e nell’indigenza. 
13. Io posso ogni cosa in colui che  mi fortifica.
Introduzione
Abbiamo chiesto se il credente in Gesù soffre. La risposta riflette ciò che già sapiamo. La sofferenza nella vita del giusto è perfettamente naturale, perché peregriniamo in un mondo di afflizioni. Tuttavia, è possibile che il credente che soffre, viva pienamente in Cristo (Gv 10.10). Perciò, in questa lezione, studieremo la possibilità di, nonostante le angosce e lotte, vivere di forma piena. Vedremo che il servo di Dio può sfruttare di una vita cristiana abbondante in mezzo alle sofferenze quotidiane. Con la nostra mente e cuore fermi nell’Eterno, Lui ci condurrà, attraverso il suo potere e grazia, verso le sue promesse (Is 40.2
Vivendo le afflizioni della vita
1. Le afflizioni di Paolo: Dopo Gesù, una delle persone più provate nella sofferenza per amore a Dio è stato Paolo. Il Signore rivelò ad Anania la dolorosa esperienza paolina: “perché io gli mostrerò quanto debba soffrire per il mio nome” (At 9.16). Nel Nuovo Testamento, l’apostolo dei gentili è provato di varie forme (2 Co 11.23-33). L’uomo che perseguitava diventa perseguitato; quello che affliggeva, viene afflitto; quello che acconsentiva alla morte di altri, ha la sua acconsentita. Per questo, il Signore disse a Paolo che è duro “recalcitrare contro il pungolo” (At 9.5). 
2. Lasciato dai suoi figli nella fede: “Tu sai questo: che tutti quelli che sono in Asia mi hanno abbandonato, tra i quali Figello ed Ermogene” (2 Tm 1.15). Dopo una pratica intensa di impianto di chiese locali – discepolati, formazione di leadership nativa e difesa del Vangelo - , intere comunità vennero raggiunte da un vero apostolato. Nonostante, Paolo si sente abbandonato dai suoi fratelli nel cammino. Prigioniero a Roma, è inimmaginabile la tristezza dell’apostolo in questo momento di solitudine (2 Tm 4.9-11).
3. La tristezza dell’apostolo: L’apostolo dei gentili sente il dolore dell’abbandono, del tradimento e della perdita quando chiede a Timoteo: “Cerca di venir presto da me. Perché Dema, avendo amato questo mondo, mi ha lasciato … Solo Luca è con me” (2 Tm 4. 9,11). Il quadro della vita di Paolo ci mostra come possiamo essere vittime di abbandono nel cammino cristiano. Questo non succede solo con persone non credenti. E’ successo con Paolo! Può succedere con te! Ma, dov’è la tua speranza? In chi si fondamenta? Le risposte a queste domande possono, o no, cambiare la tua vita cristiana (Mt 7.14; 2 Tm 2.4).
Accontentarsi in Cristo
1. Sebbene la necessità non viene soddisfatta: La gelida prigione dove Paolo venne incarcerato espressa lo stato di completa mancanza di dignità umana in cui si trovava. Nonostante ricevesse appoggio dalle chiese locali, non sempre l’apostolo dei gentili ha soddisfatto tutte le sue necessità. Per questo, lui diceva di scrivere in mezzo a tante sofferenze, angosce e con molte lacrime (2 Co 2.4). L’esperienza di Paolo ci sfida a vivere un Vangelo che non da priorità alla illusione di una vita “rosa e fiori”. Ma, ci sfida a vivere la realtà delle “spine” che molte volte “ci feriscono la carne”. Tuttavia, la grazia di Cristo ci è sufficiente perché, anche non avendo tutte le necessità soddisfate, il nostro cuore riposa in Dio (2 Co 12.9).
2. Liberi dalle oppressioni della necessità: Anche se imprigionato e bisognoso, l’apostolo invia lettere ai filippesi, dimostrando la gioia del Signore nel suo cuore, nel sapere che i credenti di quella località si ricordavano di lui (Fp 4.10). Questo denota la maturità dell’apostolo in Cristo anche nella sofferenza della cattività (v. 11). Come Paolo, dobbiamo rallegrarci nel Signore in mezzo alle afflizioni e alle sofferenze della vita. Questo è essere maturi e liberi dalle oppressioni della necessità. Sebbene questa ci distrugga il cuore, anche così aspettiamo in Dio e ci rallegriamo in Lui, che è la nostra speranza (Sl 11.1; 35.9; 42.11).
3. Gioioso e con le fondamenta in Cristo: l’apostolo dei gentili ringrazia ai filippesi per le offerte e la generosità praticate in suo favore (Fp 4.14). Anche se bisognoso, l’allegria dell’apostolo per l’offerta ricevuta non dimostra la disperazione di qualcuno che aveva bisogno di soldi, ma evidenzia la sufficienza di Cristo rappresentata attraverso il soccorso proveniente dalla Chiesa di Filippo (4.18). Un altro distacco in questo episodio è l’allegria di Paolo per la maturità cristiana dei filippesi. Lui attestava, che la chiesa si trovava in Cristo (1.3-6). L’allegria di Paolo non stava nell’offerta ricevuta ma nell’aiuto che riceveva da Dio, nei momenti di afflizione, e nel vedere la disposizione della chiesa dei filippesi.
La maturità attraverso Cristo
1. Attraverso le esperienze: “So vivere nella povertà e anche nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell’abbondanza e nell’indigenza” (Fp 4.12). In Romani 5.3-5 l’apostolo Paolo descrive il processo di maturità cristiana che il Signore spera dai suoi servi: la tribolazione produce pazienza; la pazienza, esperienza; l’esperienza, speranza; la speranza, certezza. La vita di Paolo ci insegna che la prova nella vita del servo di Dio formerà una persona migliore, più credente in Gesù e fedele a Dio. La sofferenza ci fa capire quanto dipendiamo dal Signore (Sl 118. 8,9). Non c’è niente di meglio che crescere in Dio, e dinnanzi agli uomini, con le nostre proprie esperienze.
2. Non per l’autosufficienza: Le esperienze angosciose nella vita ci rivelano quanto siamo dipendenti dal Signore. Se non fosse per l’opera e grazia di Dio non sfrutteremo della sua dolce presenza. Come spiegare la solidità della fede di una madre che ha perso il suo figlio; della moglie, che ha visto morire il marito; del padre che, da un momento all’altro, perde tutti i suoi beni materiali; ma allo stesso tempo possono dire: il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore (Gb 1.21). Molti altri esempi possono essere ricordati, ma in questa opportunità, s’evidenzia quanto siamo finiti, limitati e insufficienti nel momento di afflizione. C’è, però, un luogo sicuro nei giorni della tribolazione: il nascondiglio dell’Altissimo. Dove possiamo dire, “Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza,il mio Dio in cui confido!” (Sl 91.2). 
3. Posso ogni cosa in colui che mi fortifica: Questa espressione rivela la contentezza di Paolo e la sua vera fonte: Gesù Cristo. Purtroppo, l’espressione paolina viene mal interpretata. Il testo non mostra altro che la maturità dell’apostolo. Dopo, e durante la sofferenza per amore a Cristo, l’apostolo si rallegra non per l’autosufficienza, ma per la fiducia in Cristo, nostro Signore. Dinnanzi la prova, il nostro Padre può darci la sua grazia per sopportare le afflizioni del mondo. Così, possiamo dire veramente “posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Fp 4.13).
Conclusione
Cari fratelli e sorelle, non è stata nostra intenzione in queste lezioni, mostrare un quadro illusorio della vita, dicendo: “ Tu non soffrirai più, ne ti ammalerai o non morirai”. Gesù non ha mai usato sotterfugi per gestire i problemi esistenziali dei suoi discepoli. Noi, secondo il suo esempio, abbiamo l’obbligo di dire al popolo di Dio che nel mondo avremmo afflizioni (Gv 16.33). Ma Lui ha vinto il mondo e, per questo, dobbiamo avere buon animo. E’ possibile sfruttare della pace del Signore nei momenti di prova e sofferenza. Perciò, abbi pace in Dio, che eccede ogni conoscenza. Lui è con noi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente (Mt 28.20). Amen! 
Lettura Quotidiana
Lunedì – At 9. 5,16
La malattia dell’apostolo
Martedì – 2 Tm 4.9-11 
La solitudine dell’apostolo
Mercoledì – Mt 7.4;  2 Tm 2.4
Il cammino che porta alla vita
Giovedì – 2 Co 2.4
Sofferenze e angosce
Venerdì – Fp 4.12
Istruito nella prova
Sabato – Fp 4.13
Rispondere
1. Cosa rivelò Dio a Anania riguardo l’esperienza di Paolo?
2. Cosa ci mostra il quadro della vita di Paolo?
3. Quale è la sfida per noi dalla esperienza di Paolo?
4. Sebbene imprigionato e bisognoso, cosa dimostra Paolo nelle sue lettere ai filippesi?
5. Cosa ci rivela l’espressione “posso ogni cosa in colui che mi fortifica”?
 


RADIO GOSPEL ON LINE

"