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La creazione PDF Print E-mail

1.1 Il Creatore

Lo Spirito Santo apre questo libro in modo particolarmente notevole.

Ci pone senza preamboli davanti a Dio, nella piena essenza del suo essere, e ce lo fa vedere in quella scena in cui Egli solo è all’opera e agisce. Lo udiamo rompere il silenzio della terra, lo vediamo risplendere nelle tenebre che la coprono, per creare, per Se stesso, una sfera nella quale possa manifestare, la sua potenza eterna e la sua divinità ( Romani 1:20).

Non vi è nulla qui che appaghi una vana curiosità, nulla su cui lo spirito dell’uomo sia chiamato a speculare; vi è la sublime realtà della verità divina nella sua potenza morale, che agisce sul cuore e sull’intelligenza. Lo Spirito di Dio non vuole fornire elementi alla curiosità dell’uomo o soddisfarla con teorie sottili. I geologi possono investigare le viscere della terra e trarre materiali con i quali spesso pretendono di completare o contraddire gli scritti divini; possono estendere le loro speculazioni ai detriti fossili; ma l’umile discepolo si attiene con sacro diletto alle pagine ispirate: egli legge, crede e adora. Intraprendiamo dunque, con questo spirito, lo studio di questo libro, e ci sia dato di realizzare ciò che significa «mirare la bellezza dell’Eterno e meditare nel suo Tempio». (Salmo 27:4).

«Nel principio, Iddio creò i cieli e la terra». Le prime parole del Libro Sacro ci pongono in presenza di Colui che è la sorgente infinita di ogni vera benedizione. Lo Spirito Santo non adduce nessun argomento per provarci l’esistenza di Dio; Dio si rivela, si fa conoscere per mezzo delle sue opere. «I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani». «O Eterno, tutte le tue opere ti celebreranno!».

Solo l’incredulo e l’ateo cercano delle prove dell’esistenza di Colui che, per mezzo della sua Parola, chiamò i mondi all’esistenza e rivelò Se stesso come l’Iddio sovranamente savio, l’Onnipotente, l’Eterno. Chi, fuorché Dio, potrebbe creare qualcosa? «Levate gli occhi in alto e guardate: Chi ha creato queste cose? Colui che fa uscir fuori e conta il loro esercito, che le chiama tutte per nome, e per la grandezza del suo potere e per la potenza della sua forza, non una manca» (Isaia 40:26). Gli dèi delle nazioni non sono che idoli, ma l’Eterno ha fatto i cieli. Nel libro di Giobbe, cap. 38 a 41, l’Eterno stesso si appella al creato come prova irrecusabile della sua sovranità. Questo appello, pur presentando all’intelligenza la più vivida e convincente prova dell’onnipotenza di Dio, commuove il cuore con la sua meravigliosa condiscendenza. Tutto è divino: la maestà e l’amore, la potenza e la tenerezza  

1.2 Le tenebre e la luce


«E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso». Era veramente una scena in cui Iddio solo poteva agire. Senza dubbio l’uomo, nell’orgoglio del suo cuore, s’è dimostrato fin troppo disposto a interferire nell’opera di Dio, in altre e ben più elevate sfere d’azione; ma qui l’uomo non ha alcun posto fino al momento in cui, come ogni altra cosa, diventa l’oggetto della potenza creatrice.

Dio è solo nell’opera della creazione. Egli, dalla sua eterna dimora di luce, riguardò alla deserta solitudine dello spazio e vide la sfera ove i suoi piani meravigliosi e i suoi consigli dovevano, un giorno, spiegarsi e manifestarsi; sfera in cui il suo eterno Figliuolo doveva vivere, affaticarsi, testimoniare, soffrire e morire per manifestare, alla vista dei mondi attoniti, le gloriose perfezioni della Divinità.

Tutto era tenebre e caos, ma Dio è un Dio di luce e d’ordine. «Dio è luce e non vi sono in Lui tenebre alcune». Le tenebre non possono sussistere nella sua presenza, considerate sia dal punto di vista fisico che morale, intellettuale o spirituale.

«Lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque». Covava, per così dire, sulla scena delle sue future operazioni; scena tenebrosa, invero, e che offriva un vasto campo d’azione all’Iddio di luce e di vita. Egli solo poteva rischiarare quella scena, farne scaturire la vita; sostituire l’ordine al caos e stabilire una distesa tra le acque, in modo che la vita potesse svilupparsi senza temere la morte. Queste erano opere degne di Dio.

«Iddio disse: Sia la luce! e la luce fu». «Egli parlò e la cosa fu. Egli comandò e la cosa sorse». L’incredulo vuoi sapere come, dove, quando. Ma lo Spirito dice: «Per fede intendiamo che i mondi sono stati formati dalla Parola di Dio, cosicché le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti» (Ebrei 11:3). Questa risposta soddisfa pienamente chi è alla scuola di Dio, ad onta del sorriso sprezzante dei filosofi.

Dio non vuol fare di noi degli astronomi o dei geologi, né occuparci dei particolari che il museo o il telescopio mettono sotto gli occhi di ognuno. Lo scopo di Dio è di introdurci nella sua presenza come adoratori, con cuori e menti ammaestrati e condotti dalla sua santa Parola. Il filosofo può sprezzare ciò che chiama pregiudizi volgari e gretti del pio discepolo della Parola di Dio; può gloriarsi del suo telescopio col quale misura la distesa dei cieli, o gloriarsi delle scoperte che fa nelle profondità della terra; quanto a noi, con tali opposizioni «di quella che falsamente si chiama scienza» (1 Tim. 6:20) non abbiamo nulla a che fare. Crediamo che tutte le vere scoperte fatte sia in alto nei cieli o in basso nella terra o nelle acque o sotto la terra, sono in accordo con ciò che è scritto nella Parola di Dio; tutte le altre pretese scoperte sono soltanto degne di essere interamente respinte. Bisogna che il cuore sia perfettamente convinto della pienezza, dell’autorità, della perfezione, della maestà e della totale ispirazione del Sacro Libro (Salmo 12:6). Sarà questa la sola salvaguardia efficace contro il razionalismo e la superstizione. Una conoscenza esatta della Parola e una intera sottomissione al suo contenuto, sono oggi più che mai indispensabili al discepolo di Cristo. Voglia Iddio nella sua grazia aumentare abbondantemente fra noi questa conoscenza e questa sottomissione.

«E Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. E Dio chiamò la luce "giorno" e le tenebre notte». Abbiamo qui i due grandi simboli, sovente adoperati nella Parola: la presenza della luce costituisce il giorno; l’assenza della luce, la notte. Così è nella storia delle anime. Vi sono «i figliuoli della luce» e «i figliuoli delle tenebre». La differenza è netta e solenne. Tutti coloro sui quali la luce della vita ha brillato, tutti quelli che «l’Oriente da alto» ha visitato a salvezza, tutti quelli che hanno ricevuto la luce della conoscenza della gloria di Dio rifulsa nel volto di Gesù Cristo, chiunque essi siano, appartengono alla prima categoria e sono figliuoli della luce e del giorno. D’altra parte, tutti quelli che sono nelle tenebre, nell’accecamento e nell’incredulità della natura, i cui cuori non sono stati per la fede illuminati dai raggi del sole di giustizia, sono ancora avvolti nelle tenebre della notte spirituale, sono figliuoli delle tenebre, figliuoli della notte.

Lettore, fermatevi e chiedetevi nella presenza di Colui che investiga i cuori, a quale di queste due classi di persone appartenete. Non illudete voi stessi; si tratta per voi di vita o di morte. Potete essere povero, sprezzato, ignorante; ma, se per lo Spirito, siete unito al Figliuol di Dio che è «la luce del mondo» (Giov. 1:4) siete un figliuolo di luce, destinato a risplendere tosto nelle sfere celesti di cui «l’Agnello immolato» sarà per sempre il centro e il sole. Questo non è frutto dell’opera vostra, ma il risultato dei consigli e delle operazioni di Dio stesso, che vi ha dato luce, vita, gioia e pace in Gesù e per mezzo del suo sacrificio. Ma se siete estraneo all’azione e all’influenza santificante della luce divina, se i vostri occhi non sono stati aperti per vedere qualche bellezza in Gesù, Figliuol di Dio, allora, quand’anche possedeste tutta la sapienza di un grande scienziato e tutti i tesori della filosofia umana, quand’anche fossero vostri tutti i titoli accademici che le scuole e le università di questo mondo possono conferire, rimarreste tuttavia un «figliuolo della notte e delle tenebre» (1 Tess. 5:5), e se morrete in questo stato sarete per sempre avvolto dalle tenebre e dai terrori di una notte eterna! Non proseguite dunque prima di esservi assicurato se siete «del giorno» o «della notte».

          1.3 Il sole, la luna e le stelle
[figure di Gesù, della Chiesa e dei credenti]

Poi, Iddio disse: «Sia  dei luminari nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; e siano dei segni per le stagioni e per i giorni e per gli anni; e servano da luminari nella distesa dei cieli per dar luce alla terra. E così fu. E Dio fece i due grandi luminari: il luminare maggiore per presiedere al giorno, e il luminare minore per presiedere alla notte; e fece pure le stelle». Il sole è il centro della luce e, nel medesimo tempo, il centro del nostro sistema; è intorno a lui che si muovono le sfere minori, ricevendone la luce. Può dunque essere considerato con ragione come una figura di Colui che, per rallegrare il cuore di quelli che «temono il Signore», si leverà ben presto portando la salvezza nelle sue ali (Mal. 4:2). La bellezza di questo simbolo è evidente specie per chi, dopo le veglie della notte, ha potuto vedere il sole levarsi e indorare l’oriente coi suoi scintillanti raggi. Le nebbie e le ombre della notte si disperdono e tutto il creato sembra salutare il ritorno dell’astro del giorno. Fra breve anche il sole di giustizia si leverà, le ombre della notte fuggiranno e il creato tutto si rallegrerà vedendo apparire l’aurara d’un mattino senza nuvole, principio d’un giorno eterno di gloria.

La luna, oscura in se stessa, trae tutta la sua luce dal sole e la riflette incessantemente a meno che la terra si interponga. Appena il sole è sceso all’orizzonte la luna si presenta per riflettere i raggi del sole sul mondo avviluppato dalle tenebre; se invece appare di giorno, la si scorge con difficoltà a causa dello splendore del sole. La terra interviene talvolta e con le sue fosche nubi, coi densi vapori che sorgono dalla sua superficie, nasconde alla nostra vista l’argentea luce di quella luna che, mentre il sole è un bellissimo e appopriato simbolo di Cristo, è, a sua volta, una immagine caratteristica della Chiesa. Cristo, sorgente della luce è ora invisibile: «la notte è avanzata»; il mondo non vede Gesù, ma la Chiesa lo vede ed è responsabile di riflettere la sua luce sopra un mondo immerso nelle tenebre. La Chiesa è il solo mezzo di comunicazione della conoscenza di Cristo al mondo: «Voi siete la nostra epistola conosciuta e letta da tutti gli uomini» dice l’apostolo; e ancora: «Essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo» (2 Cor. 3:2-3). Quale responsabilità per la Chiesa! Come dovrebbe vigilare onde nulla venga ad impedirle di riflettere la luce celeste di Cristo in tutte le sue vie! Ma come può essa riflettere questa luce? Semplicemente lasciandola risplendere su di lei nel suo puro chiarore. Se la Chiesa camminasse nella luce di Cristo, rifletterebbe indubbiamente la sua luce e questo la manterrebbe nella sua vera posizione. La luna non ha luce propria e così è della Chiesa. Non è chiamata a rischiarare il mondo con la propria gloria, ma solo a riflettere la luce che riceve. Ha, cioè, l’obbligo di studiare con santa diligenza, il sentiero di Cristo quaggiù e seguire le sue orme per la potenza dello Spirito Santo che abita in lei. Ma, ahimè!, la terra, con la sua ombra, le sue nubi e i suoi vapori, s’intromette, nasconde la luce e offusca questa «lettera di Cristo» e il mondo vede a malapena alcuni caratteri di Cristo in quelli che si chiamano col suo Nome; sovente invece scopre in essi un umiliante contrasto, piuttosto che una rassomiglianza con Gesù. Ci sia dato di studiare Cristo con uno spirito di preghiera affinché siamo capaci di imitarlo più fedelmente!

Le stelle sono astri lontani che splendono in altre sfere; ne vediamo solo lo scintillare; del resto non hanno rapporto col nostro sistema solare. «Una stella differisce da un’altra stella in gloria». Così sarà nel regno futuro del Figliuolo: Sole di gloria, Egli brillerà con rifulgente ed eterno splendore e il suo corpo, la Chiesa, rifletterà fedelmente i suoi raggi d’ogni intorno; mentre i santi, individualmente, risplenderanno nella gloria speciale che il giusto Giudice distribuirà ad ognuno in ricompensa del servizio fedele compiuto durante l’oscura notte della sua assenza. Questo pensiero dovrebbe incoraggiarci a camminare con più ardore ed energia sulle orme del nostro Signore assente (Luca 19:12-19).

Le parti inferiori del creato vengono in seguito: il mare e la terra pullulano di esseri viventi. Alcuni si credono autorizzati a considerare le opere di ciascuno dei sei giorni come raffiguranti le diverse dispensazioni e i grandi principi d’azione che le reggono e le caratterizzano; ma, occupandoci delle Sacre Scritture, dobbiamo stare in guardia contro tutto ciò che è prodotto dall’immaginazione degli uomini, ed io non mi sento la libertà di entrare in questo ordine d’interpretazione, e mi limiterò a dare quello che ritengo essere l’insegnamento più chiaro e diretto del sacro testo.

          1.4 L’uomo e la donna — Cristo e la Chiesa

Essendo stata messa in ordine ogni cosa, non mancava che un capo per prenderne la direzione. «Poi Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sul bestiame e su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. E Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. E Dio li benedisse; e Dio disse loro: "Crescete e moltiplicate e riempite la terra e rendetevela soggetta, e dominate sul pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sopra la terra"». Il lettore osserverà che dopo aver parlato dell’uomo al singolare, la Scrittura ne parla al plurale: dopo aver detto «egli lo creò», dice: «Egli li creò» e: «Dio li benedisse» (versetti 27-28).

La formazione della donna è introdotta, in effetti, solo nel capitolo seguente, benché già qui Iddio «li» benedica e e «rimetta loro» il governo universale. Tutti gli ordini inferiori del creato sono posti sotto il loro comune dominio: Eva è benedetta di ogni benedizione in Adamo, ed è anche da lui che trae tutta la sua dignità. Per quanto non ancora chiamata all’esistenza, essa è nei disegni di Dio considerata come una parte dell’uomo: «I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che m’eran destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora» (Salmo 139:16). Così è della Chiesa, la Sposa del secondo Adamo. Dall’eternità essa era vista in Cristo suo capo e suo Signore, come è scritto nel capitolo 1 dell’Epistola agli Efesi: «Siccome in Lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui nell’amore». Prima che un solo membro della Chiesa avesse ricevuto il primo alito di vita, erano tutti, nel pensiero eterno di Dio, «predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figliuolo». I consigli di Dio hanno fatto della Chiesa una parte necessaria dell’uomo mistico; perciò la Chiesa è chiamata «la pienezza di Colui che porta a compimento ogni cosa in tutti» (Efesi 1:23).

È molto comune l’idea che la redenzione non abbia altro oggetto che la benedizione e la sicurezza delle anime individualmente; questo modo di vedere è del tutto al disotto del vero. Indubbiamente è ben vero che tutto ciò che costituisce la parte dell’individuo in qualunque senso è in perfetta sicurezza, ne sia benedetto Iddio; ma questa è, tuttavia, la parte meno importante della redenzione. Una verità infinitamente superiore è il fatto che la gloria di Cristo è unita e legata all’esistenza della Chiesa. Se, sull’autorità della Scrittura, ho diritto di considerarmi come parte costituente di ciò che, di fatto, è necessario a Cristo, non posso dubitare che non vi sia abbondantemente in Lui tutto quello di cui posso aver bisogno personalmente. Non è forse la Chiesa necessaria a Cristo, il Secondo Uomo? «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che gli sia convenevole» (Gen. 2:18). E ancora: «Poiché l’uomo non viene dalla donna, ma la donna dall’uomo; e l’uomo non fu creato a motivo della donna; ma la donna a motivo dell’uomo... D’altronde, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo senza la donna; poiché, siccome la donna viene dall’uomo, così anche l’uomo esiste per mezzo della donna, ed ogni cosa è da Dio» (1 Cor. 11:8-12). Non si tratta dunque solo di sapere se Dio può salvare un povero peccatore privo d’ogni forza; di sapere se Egli può togliere i peccati e ricevere a sè il peccatore in virtù della giustizia divina; ma Dio ha detto: «Non è bene che l’uomo sia solo»; non ha lasciato il «primo uomo» senza un aiuto simile a lui e non lascerà il Secondo Uomo senza un aiuto che gli sia convenevole. Senza Eva vi sarebbe stata una lacuna nella prima creazione, e senza la Chiesa, la Sposa, vi sarebbe una lacuna nella nuova creazione.

Consideriamo ora in che modo Eva fu chiamata all’esistenza, benché anticipiamo sul capitolo seguente. In tutto il creato, non si trovava per Adamo un aiuto che fosse simile a lui. Un profondo sonno deve cadere su di lui affinché, da una parte di se stesso, sia formata una compagna che condivida con lui la sua dominazione e la sua benedizione. «E l’Eterno Iddio fece cadere un profondo sonno sull’uomo che s’addormentò; e prese una delle costole di lui e rinchiuse la carne al posto d’essa. E l’Eterno Iddio, con la costola che aveva tolto all’uomo, formò una donna e la menò all’uomo. E l’uomo disse: "Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo"». (Gen. 2:21-23).

Considerando Adamo ed Eva come una figura, un tipo di Cristo e della Chiesa, vediamo che era necessario che la morte di Cristo fosse un fatto compiuto prima che la Chiesa potesse essere formata, per quanto, secondo il piano di Dio, la Chiesa fosse vista ed eletta in Cristo prima della fondazione del mondo. Vi è una grande differenza fra i segreti disegni di Dio e la rivelazione e l’adempimento di essi. Perché l’intento di Dio, riguardo le parti costituenti la Chiesa, potesse essere realizzato, bisognava che prima il Figliuolo fosse rigettato e crocifisso, che sedesse negli alti luoghi, e che lo Spirito Santo, mandato da lui, scendesse per battezzare i credenti unendoli in un solo corpo. Questo non vuol dire che non vi fossero delle anime vivificate prima della morte di Cristo: Adamo è stato salvato, non ne dubitiamo, e, dopo di lui, migliaia d’altri uomini, in virtù del sacrificio di Cristo, prima ancora che fosse compiuto. Ma la salvezza delle anime individualmente e la formazione della Chiesa per mezzo dello Spirito Santo, come corpo distinto, sono due cose ben diverse; se ne tiene troppo poco conto in pratica. Il posto unico che appartiene alla Chiesa, la sua relazione speciale «col secondo Uomo venuto dal cielo», i privilegi che la distinguono e la dignità di cui è rivestita, se fossero realmente conosciuti e realizzati per lo Spirito Santo, produrrebbero dei frutti meravigliosi (Efesi 5:23-33).

Il tipo che ci è posto dinanzi, ci può dare una idea dei risultati che sarebbero prodotti da una vera intelligenza della posizione della Chiesa e delle sue relazioni con Cristo. Quale affetto doveva aver Eva per Adamo! Che prossimità, che intimità di comunione! In dignità e in gloria era una stessa cosa con lui. Adamo non dominava su di lei, ma con lei. Egli era signore di tutto il creato, Eva era uno con lui. Più ancora, come già l’abbiamo detto, era vista e benedetta in lui. «L’uomo» era l’oggetto dei disegni di Dio e la «donna» era necessaria all’uomo; perciò è stata creata. L’uomo appare per primo e la donna è vista in lui; in seguito è formata quale parte di lui. Nulla, come tipo può essere più interessante e istruttivo nel suo carattere; non già che si possa fondare una dottrina sopra un tipo, ma quando la dottrina si trova pienamente e chiaramente esposta in altre parti della Scrittura, allora siamo preparati per comprendere, apprezzare e ammirare il tipo.

Troviamo nel Salmo 8 una bella descrizione dell’uomo che domina sulle opere di Dio: «Quando io considero i tuoi cieli, opra delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte — che cosa è l’uomo che tu n’abbia memoria. Il figliuol dell’uomo che tu ne prenda cura? Eppur tu l’hai fatto poco minor degli angeli e l’hai coronato di gloria e d’onore. Tu l’hai fatto signoreggiare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi: pecore e buoi tutti quanti e anche le fiere della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto quel che percorre i sentieri dei mari». Qui l’uomo appare senza che sia menzionata la donna perché la donna è vista nell’uomo.

Non vi è nessuna rivelazione del mistero della Chiesa nell’Antico Testamento. L’apostolo dice espressamente, parlando di questo mistero: «Il quale mistero nelle altre età, non fu dato a conoscere ai figliuoli degli uomini, nel modo che ora, per mezzo dello Spirito è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di Lui» (apostoli e profeti del Nuovo Testamento) (Efesi 3:1-11). Perciò nel Salmo 8 è parlato solo dell’uomo, ma sappiamo che l’uomo e la donna sono considerati insieme sotto un solo capo. Tutto questo avrà la sua perfetta realizzazione nei secoli a venire, allorquando il «vero Uomo», «il Signore venuto dal cielo», siederà sul suo trono, e con la Chiesa sua Sposa regnerà sul creato rinnovato. Questa Chiesa è nata dalla tomba di Cristo, fa parte del «suo corpo», «della sua carne e delle sue ossa», Lui il capo, lei il corpo; insieme non fanno che un solo Uomo. La Chiesa, facendo così parte di Cristo, occuperà nella gloria un posto unico. Nessuna creatura fu mai unita ad Adamo come Eva, poiché nessun’altra creatura faceva parte di Adamo stesso. Così anche la Chiesa occuperà il posto più vicino a Cristo nella gloria futura.

Non è soltanto ciò che la Chiesa sarà, ma ciò che essa è che merita la nostra ammirazione. Essa è, attualmente, il corpo di cui Cristo è il capo; è il tempio nel quale Dio abita. Quali non dovremmo noi essere, se tali sono la dignità e la gloria futura di ciò di cui, per la grazia di Dio, facciamo parte! Quello che si addice a noi, assolutamente, è un cammino santo, una vita di devozione a Dio, di separazione per Lui e di santa elevazione. Ci sia dato di afferrare queste cose per la potenza dello Spirito Santo, per avere un sentimento più profondo della condotta e del carattere che sono degni dell’alta vocazione a cui siamo chiamati. «Egli illumini gli occhi del vostro cuore affinché sappiate a quale speranza Egli v’abbia chiamati, qual sia la ricchezza della gloria della sua potenza. La quale potente efficacia della sua forza, Egli ha spiegato in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nei luoghi celesti, al disopra di ogni principato e autorità e podestà e signoria, e d’ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire. Ogni cosa Egli ha posto sotto ai piedi, e l’ha dato per capo supremo alla Chiesa, che è il corpo di Lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti» (Efesi 1:18-23).

Responsabile del commentario.                                                                                            

Charles Henry Mackintosh

 


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