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LE OPINIONI DI DUE SCIENZIATI SUL VALORE DI QUESTO LIBRO PDF Print E-mail

 IL DISGREGAMENTO DEI MITI DEL DARWINISMO E LA CORRETTA DEFINIZIONE DELLA SCIENZA


Tratto da: C'era una volta il Darwinismo - 26/09/11 -Se si facesse un sondaggio tra giornalisti, scrittori, filosofi, scienziati, accademici o studenti universitari del nostro tempo, per sapere perché credono nella teoria dell’evoluzione e quali sono le prove a suo sostegno , la maggioranza delle loro risposte rispecchierebbe solo dei miti non scientifici. è possibile elencare i più comuni fra questi miti, spiegando anche perché sono sbagliati.

1. I fautori dell’evoluzione affermano che alcuni sperimenti scientifici hanno dimostrato che la vita iniziò spontaneamente, come risultato di alcune reazioni chimiche. Ma di fatto, nessun esperimento scientifico supporta questa affermazione che, inoltre, si è dimostrata teoreticamente impossibile.

2. Essi ritengono che i reperti fossili provino che si è verificato un processo di evoluzione sulla Terra. Al contrario, invece, tutti i fossili svelano una storia naturale completamente differente dalla teoria di Darwin: le specie non vennero alla luce

attraverso stadi di un qualsiasi processo di evoluzione, ma furono create in tutta la loro perfezione in un solo istante.

3. Essi pensano che il famoso fossile Archaeopteryx sia la prova della loro tesi che afferma che gli uccelli si sono evoluti dai rettili. Ma oggi è risaputo che l’Archaeopteryx era un vero uccello, capace di volare, e non è stato mai trovato nessun rettile suo antenato. Non rimane alcuna prova a sostegno delle affermazioni degli evoluzionisti secondo cui gli uccelli si sarebbero evoluti dai rettili.

4. Per anni, “l’evoluzione del cavallo” fu descritta come una delle prove meglio documentate della teoria dell’evoluzione. Dei mammiferi a quattro zampe, vissuti in epoche differenti, furono disposti in ordine di grandezza, dal più piccolo al più grande, e questa “serie dei cavalli” fu esibita nei musei di storia naturale. Ricerche condotte negli anni recenti, tuttavia, hanno dimostrato che i mammiferi di tale serie non sono gli uni antenati degli altri, che la loro sequenziazione è oltremodo imperfetta, e che le creature descritte come antenati del cavallo sono in effetti comparse dopo di esso.

5. Essi credono che le famose falene della Rivoluzione Industriale d’Inghilterra offrano una prova dell’evoluzione come risultato della selezione naturale. È stato tuttavia provato che il cambiamento di colore delle falene durante la Rivoluzione industriale non è il risultato di una selezione naturale.

Queste farfalle non cambiarono colore; in realtà all’inizio vi erano più falene di colore chiaro, che diminuirono di numero a causa delle condizioni ambientali, mentre aumentava il numero delle falene di colore scuro. Quando che si capì che l'argomentazione della selezione naturale delle falene era una frode scientifica, gli evoluzionisti persero un’altra delle loro cosiddette prove.

6. Essi affermano che nei resti fossili vi sono tracce di “uomini-scimmia” a riprova che gli esseri umani discendono, con le scimmie, da un antenato comune. Tutte le affermazioni a questo riguardo, tuttavia, si basano solo su supposizioni viziate e anche gli evoluzionisti sono costretti ad ammettere che non esiste una traccia fossile dell’evoluzione umana. Ad esempio, Richard Leakey, un evoluzionista paleoantropologo scrive:

David Pilbeam commenta ironicamente, ‘Se chiamassi uno scienziato esperto di un’altra disciplina e gli mostrassi le scarse prove che abbiamo, senz’altro direbbe:

“Lascia perdere, non ce ne sono abbastanza per procedere”’. Né David né altri coinvolti nella ricerca per il genere umano possono seguire questo consiglio, naturalmente, ma noi rimaniamo pienamente consapevoli dei pericoli nel trarre conclusioni da prove così incomplete.2

David Pilbeam, che Leakey cita sopra, è anch’egli un evoluzionista paleontologo.

Egli ammette:

Le mie riserve si riferiscono non tanto a questo libro [Le Origini di Richard Leakey] ma all’intero oggetto e alla metodologia della paleoantropologia. […] Forse intere generazioni di studenti dell’evoluzione umana, me incluso, si sono agitate nell’oscurità; […] la nostra banca dati è troppo scarsa, troppo infida, perché possa forgiare le nostre teorie.3

I fossili, che si riteneva fossero quelli dei cosiddetti antenati degli esseri umani, sono stati identificati come appartenenti o a una specie estinta di scimmie, o a una razza differente di esseri umani. Ne risulta che gli evoluzionisti sono rimasti senza una singola prova a sostegno della loro tesi che sostiene che gli esseri umani e le scimmie si sono evoluti da un unico antenato.

 

7. Essi affermano che gli embrioni degli esseri umani e di altre creature passano attraverso lo stesso “processo evolutivo” nel grembo delle loro madri o nell’uovo.

Arrivano anche a dire che l’embrione umano ha delle branchie che in seguito scompaiono. Si è dimostrato che queste affermazioni sono completamente prive di fondamento e che si basano su una grossa montatura scientifica. Un biologo evoluzionista di nome Ernst Haeckel fu il primo a sostenere tali affermazioni; egli modificò deliberatamente i suoi disegni per suggerire che gli embrioni erano uno simile all’altro. Successivamente, anche gli scienziati evoluzionisti dovettero convenire che la sua affermazione era basata su una montatura priva di base scientifica.

8. Essi pensano che gli esseri umani e altri esseri viventi abbiano organi vestigiali che hanno perso la loro funzione; addirittura credono che una grande parte del DNA sia “spazzatura”, senza alcuna particolare funzione. Ma è noto che tutte queste affermazioni sono il risultato di ignoranza scientifica. Col passare del tempo, come la scienza progrediva, fu scoperto che tutti gli organi e i geni sono in verità funzionali. Questo dimostra che le creature viventi non hanno organi che hanno cessato di funzionare, attraverso il cosiddetto processo evolutivo, perché non più necessari. È stato dimostrato, piuttosto, che queste creature, con tutti i loro organi e parti componenti, non sono il prodotto del caso, ma di una creazione perfetta.

9. Essi pensano che la variazione in una singola specie – per esempio le differenze nelle dimensioni e nella forma dei becchi dei fringuelli delle isole Galapagos – sia una decisiva prova dell’evoluzione. Ma si sa che questo non rappresenta alcuna prova dell’evoluzione: microcambiamenti nella struttura del becco di un uccello non possono creare nuovi dati biologici, sotto forma di nuovi organi, e pertanto ciò non costituisce evoluzione. Come risultato, anche i neo-darwinisti oggi hanno capito che alcune variazioni all’interno di una specie, non possono portare all’evoluzione.

10. Essi pensano che le mutazioni negli esperimenti con le mosche della frutta siano state capaci di produrre nuove specie. Ma questi esperimenti hanno prodotto solo individui fisicamente menomati o sterili, e nessuna mutazione “benefica” è stata osservata. Persino nel caso di mutazioni prodotte sotto il controllo di scienziati ben documentati, nessuna nuova specie si è formata; questo prova che non vi è nessuna evoluzione. Pertanto è impossibile indicare le mutazioni come prova dell’evoluzione.

Se si domandasse perché credono nell’evoluzione, una gran parte degli intervistati,, sarebbe in effetti a conoscenza di ben pochi tra gli esempi summenzionati, oppure li conoscerebbe solo superficialmente. Questi miti, di cui solo poche volte hanno letto qualcosa o che hanno sentito menzionare dai loro insegnanti del liceo, li hanno però convinti dell’evoluzione, e non vedono alcuna ragione per investigare ulteriormente.

Eppure, ognuna delle presunte prove di cui sopra è totalmente infondata. Questa non è una affermazione gratuita, ma un fatto comprovato con valide prove da scienziati critici nei confronti della teoria dell’evoluzione, come si vedrà nelle pagine che seguono.

Nella sua critica del darwinismo, un ben noto biologo americano, Jonathan Wells4 si riferisce ai miti dell’evoluzione come a “le icone dell’evoluzione”. Con “icone” egli intende le credenze false e superstiziose che ogni sostenitore dell’evoluzione conosce a memoria. La parola “icona” descrive oggetti di venerazione che qualche falsa religione usa per ricordare ai suoi membri quello che essi considerano sacro.

Alcuni dei simboli iconici usati a sostegno della teoria dell’evoluzione (che è in effetti una religione ateistica)5 per i suoi devoti sono i disegni dell’“uomo-scimmia” , le “branchie su un embrione umano” e altre simili montature. Ma ognuno di questi descrive un mito senza fondamento.

Il libro di Wells, Icons of Evolution: Science or Myth? Why Much of What We Teach About Evolution Is Wrong? [Le icone dell’evoluzione: scienza o mito? Perché molto di quello che insegniamo sull’evoluzione è sbagliato?] ,elenca dieci icone che corrispondono all’elenco che abbiamo fornito qui e spiega in dettaglio perché tutte sono state invalidate.

Oggi questi miti sono tutti screditati, e gli evoluzionisti non hanno presentato alcuna nuova prova al loro posto.

Come teoria, il darwinismo convinse alcuni nel XIX secolo, quando le condizioni scientifiche non erano avanzate. Ma nel XXI secolo, il darwinismo si è rivelato in quanto finito, antiquato e infondato.

Tratto da: C’era una volta il darwinismo

 

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