Home
LE PROVE DELL’ EVOLUZIONE PDF Print E-mail

 

L'anatomia comparata

Tu somigli ad una scimmia! Naturalmente questo non è del tutto vero, ma vi sono alcune somiglianze reali, benché sia ovvio che vi sono molte differenze. A causa della somiglianzà, l'evoluzione dice che o l'uomo è derivato dalla scimmia o che ambedue discendono da un comune antenato.

Le somiglianze possono certo suggerire qualche raffronto, ma non necessariamente un genere di parentela.

Davanti a me, mentre scrivo, vi sono sugli scaffali un certo numero di libri. Due di essi sono quasi identici. La copertina è la stessa, la carta dello stesso tipo; solo lo spessore e le parole che vi sono contenute sono diverse. Qualcuno che non si intende di libri potrebbe concludere che quello più voluminoso costituisca un prodotto dell'evoluzione del più piccolo. La vera ragione della loro somiglianzà invece risiede nel fatto che appartengono alla stessa collana pubblicata dallo stesso editore. L'evoluzione è solo una delle possibili spiegazioni della somiglianzà. L'origine nella mente dello stesso progettista è con altrettanta probabilità la vera ragione della somiglianzà. La somiglianzà del disegno non costituisce la prova logica contro l'esistenza di un progettista.

Un altro esempio è quello datoci dalla natura, quando si osserva la somiglianzà, in formato ridotto, dell'atomo con il sistema solare. Ambedue hanno un nucleo intorno al quale girano i pianeti. Nessuno tuttavia, sulla base dell'anatomia comparata, propone un'evoluzione del sistema solare a partire dall'atomo poiché nessuno dei due è essere vivente, ma le similarità sono altrettanto vere quanto quelle che vengono citate per provare i legami dovuti all'evoluzione. Se v'è qualcosa che la somiglianzà ci mostra, è che i due hanno avuto origine nella mente dello stesso creatore. Parimenti, la somiglianzà della struttura animale indica una creazione ad opera dello stesso Dio.

L'embriologia

« L'ontogenesi ricapitola la filogenesi. Cioè l'individuo si sviluppa assumendo successive strutture che sono quelle stesse acquistate dalla sua specie, modificandosi nel corso dei tempi » 1. Questa era considerata una legge fondamentale dell'evoluzione. L'idea è che l'embrione umano attraversa gli stessi stadi nel suo sviluppo di quelli attraversati dagli esseri umani nel loro processo evolutivo. Nel passato questo argomento era stato impiegato largamente, ma di recente la Enciclopedia Britannica la considera una grossolana ed eccessiva semplificazione 2. Altri evoluzionisti sono più categorici, ritenendo impossibile adattarla alla conoscenza più attuale secondo cui le caratteristiche dell'adulto sono contenute nei geni della prima cellula dell'embrione. L'evoluzionista A. O. Woodford demolisce questa che era considerata un tempo una prova dell'evoluzione:

Ma le implicazioni della embriologia riguardo alla discendenza non vengono più prese sul serio oggi giorno. I piccoli geni contenuti nella prima cellula di un nuovo individuo contengono l'intero programma del suo sviluppo successivo. I geni sono simili al programma di un computer che gli dice quel che deve fare ed in quale ordine. Il programma per lo sviluppo di un organismo può comprendere una variazione favorevole della norma precedente, e la variazione può divenire carattere distintivo di una nuova specie. Ma solo il caso potrebbe produrre una variazione della forma adulta e produrre anche ad uno stadio immaturo la precedente forma adulta 3.


Dobbiamo ancora esaminare l'argomento, tuttavia, poiché esso è usato ancora spesso, particolarmente nei testi più elementari, i quali sfortunatamente spesso si interessano più di « smerciare » la teoria che dei metodi usati per smerciarla. Sembra infatti che occorra molto più tempo per abbandonare una « prova » dell'evoluzione rivelatasi sbagliata che per adottarne una nuova.

Manifestamente vi sono certe somiglianze fra un embrione umano e certe forme inferiori di vita, ma le somiglianze esistono poiché la maggioranza degli animali sono alquanto simili nella loro struttura basilare, essendo composti di cellule, ed anche nella loro funzione basilare, in quanto hanno bisogno di nutrimento, di ossigeno e di un sistema di eliminazione dei residui. È naturale perciò che nel corso del suo sviluppo l'embrione umano rassomigli ad alcuni animali inferiori, dovendo compiere le stesse funzioni. Quel che erano i suoi antenati non ha nulla a che vedere con queste somiglianze.

In pratica, le somiglianze usate come prova dell'evoluzione sono abbastanza superficiali. Le famose « branchie » dell'embrione umano quasi sempre citate dagli evoluzionisti per provare questo argomento, non fanno che illustrare ciò. Ad un mese l'embrione ha, su quello che diventerà il collo, certe pieghe che si potrebbero considerare somiglianti a branchie di un pesce. Qualunque somiglianzà è tuttavia molto superficiale, poiché queste pieghe non hanno né la funzione branchiale né sono costituite della stessa materia delle branchie, ed a poco a poco formano la mascella, il collo, ecc. L'argomento basato sulle fenditure branchiali offre altrettante prove che l'uomo derivi dal pesce quanto la faccia a forma di luna di un cinese ne dia per sostenere che egli discende dalla luna.

Gli organi vestigiali

Il ragionamento sostenuto dall'evoluzione a proposito degli organi residuali o rudimentali è che l'esistenza di certi organi non aventi alcuna funzione mostra che essi sono avanzi del processo evolutivo, cioè organi che avevano una funzione durante la linea evolutiva in un certo momento, ma che oggi non sono più d'alcuna utilità all'organismo, benché ancora presenti in esso.

Secondo gli evoluzionisti odierni, l'evoluzione si è ve-rificata mediante mutazioni, le quali sono piccoli cambiamenti, avvenuti per caso. Gli evoluzionisti sostengono che non vi fu alcun piano di un creatore a dirigerne il corso.

Perciò, se il complesso degli organi che abbiamo oggi esiste in seguito a un processo evolutivo, dovremmo, evidentemente, trovare molti organi non necessari che non apportano alcun beneficio all'organismo, ma che d'altro canto non gli nuocciono; non solo organi che funzionavano in un animale inferiore, ma anche altri organi che potevano eventualmente trasformarsi in qualcosa di utile o scomparire del tutto. Per esempio, con tante ossa realmente utili che abbiamo, dovrebbe esistere qua o là un osso che non ha nessuna funzione ma che non produce alcun danno. Oppure, perché dovrebbero esservi soltanto due occhi sul davanti della testa? Non avrebbe potuto esservi un altro occhio in un posto dove non faceva né bene né male, se tutto ciò non era dovuto che al caso?

Si dovrebbero certamente trovare organi che funzionavano ad un certo stadio del nostro sviluppo evolutivo ma che non sono più necessari. Inoltre, se l'evoluzione continua, dovrebbero esservi cose che adesso fanno poco o nulla, ma che nelle ere a venire si trasformeranno in organi finora sconosciuti. Nella ricerca di questi organi rudimentali, le passate generazioni di scienziati hanno trovato negli esseri umani centottanta organi non esercitanti una funzione nota. Alcuni di questi sono maggiormente sviluppati in animali inferiori.

Un tempo questi pochi organi venivano citati come prova a favore dell'evoluzione. Tuttavia col progredire della scienza, si è scoperto che molti di essi erano ghiandole producenti ormoni necessari all'organismo. Per altri si scoperse che funzionavano allo stato embrionale dell'individuo, mentre alcuni altri fungevano solo da riserva quando sopravveniva la distruzione di altri organi. Dei pochi restanti, altri funzionavano solo in momenti di emergenza. Gli organi che potremmo definire residuali oggi sono molto pochi ed un numero sempre crescente di scienziati ritiene che non ve ne siano affatto: cioè, questi pochi organi per i quali la funzione non è ancora chiara servono probabilmente ad usi che si scopriranno un giorno.

Il numero ridotto di organi considerati oggi vestigiali costituisce valida prova contro l'evoluzione. Naturalmente se tutti i nostri organi si formassero a causa delle mutazioni, il numero degli organi vestigiali dovrebbe essere maggiore. Inoltre, qualche organo vestigiale non potrebbe mai costituire prova contro la creazione ad opera di Dio, la quale permette mutazioni del tipo di quelle che sono state realmente osservate e che, quasi tutte, producono degenerazioni. Se esiste qualche organo che veramente non ha nessuna funzione oggi, questo si spiegherebbe facilmente. La teoria dell'evoluzione richiede che vi siano molti organi adesso inutili, che col passare del tempo si svilupperanno o degenereranno. La scienza invece, ha trovato che ne esistono pochi o niente. Questa degli organi è divenuta una prova importante contro l'evoluzione e non si dovrebbe semplicemente cessare dal farne menzione nei libri.

Appendice

L'organo di cui ci si è maggiormente serviti per provare l'evoluzione è l'appendice. In alcuni animali che hanno raggiunto uno stadio meno evoluto, l'appendice è più grande che nell'uomo, ed in alcuni ha una funzione chiara. Si afferma che l'uomo è prodotto dell'evoluzione da un animale ipotetico, dotato di appendice più grande e funzionante. Vi sono, tuttavia altri animali considerati meno evoluti di quelli aventi appendice funzionante, dotati di appendice più piccola di quella dell'uomo e non funzionante, e vi sono altri animali che non ne hanno affatto. Se siamo onesti nel servirci dell'appendice come prova del fatto che l'uomo è più evoluto degli animali dotati di appendice più grande e funzionante, siamo costretti a riconoscere che ciò prova che lo uomo è meno evoluto degli animali in cui essa è meno sviluppata o persino assente. Si potrebbe inoltre dire, altrettanto facilmente, che questi animali rappresentano un'evoluzione dell'uomo. Secondo l'Enciclopedia Britannica: « Gli animali dotati di uno stesso organo completamente sviluppato e in stato funzionale vengono considerati vicini dal punto di vista ancestrale, ad animali aventi l'organo residuale »4. Ciò rende l'uomo vicino per discendenza ai marsupiali ed al coniglio, nei quali l'appendice è ben sviluppata, e lontano dalle scimmie che sono generalmente prive di appendice. Altri scienziati pensano che l'appendice non sia affatto un organo residuale, ma che abbia una sua funzione, forse nel combattere le infezioni, essendo tessuto linfatico come le tonsille.

Gli organi residuali dell'uomo successivamente citati con maggior frequenza, sono i muscoli del cuoio capelluto e delle orecchie, i quali sono sviluppatissimi per esempio nel cavallo, che se ne serve per scacciare le mosche che si fermano sulla sua testa. Si sostiene che l'uomo ha le mani per scacciare le mosche e che non ha bisogno dei muscoli della testa e delle orecchie, per cui essi sono residuali. Intanto io considero questo come un insulto personale, poiché riesco facilmente a muovere il cuoio capelluto e le orecchie e spesso li contraggo per allontanare le mosche! Se le persone, che ricorrono a questo ragionamento, hanno dei muscoli degenerati, devono esser seriamente impediti, dovendo fermarsi in ciò che stanno facendo per scacciare ogni mosca che li molesta, e certamente saranno eliminati alla fine di una lotta impari per la sopravvivenza del più forte!

Invece di provare l'evoluzione, il numero ridotto degli organi, di cui non si conosce l'uso, costituisce una valida prova che essi non si sono formati per mezzo di mutazioni dovute al caso, e il fatto che esso venga tuttora citato dimostra semplicemente l'esiguità delle prove a favore della evoluzione.

 

Add comment



RADIO GOSPEL ON LINE

"