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INTRODUZIONE AI PROBLEMI DELL'EVOLUZIONE PDF Print E-mail

Kerkut benché evoluzionista, nel suo libro spiega che, nel presiedere agli esami che i suoi studenti sostengono per conseguire una seconda laurea, ama chiedere le evidenze a favore dell'evoluzione. Essi rispondono senza esitare, ma all'improvviso precipitano nella confusione e nello shock alla richiesta di prove contro di essa. Dice che i giovani non si erano neppure accorti che esistesse qualche prova contro l'evoluzione. Egli poi elenca sette presupposti che formano la « teoria generale dell'evoluzione », sottolineando il fatto interessante che nessuno di essi può essere verificato in maniera sperimentale.

1. Il primo presupposto è che le cose non viventi diedero vita alla materia vivente, cioè la generazione spontanea;

2. Il secondo presupposto è che la generazione spontanea si fosse verificata una sola volta (gli altri presupposti sono conseguenza del secondo);

3. Il terzo presupposto è che il virus, i batteri, le piante e gli animali sono tutti interdipendenti;

4. Il quarto è che i protozoi diedero vita ai metazoi;

5. Il quinto è che i vari tipi d'invertebrati sono legati fra loro;

6. Il sesto è che gli invertebrati hanno dato vita ai vertebrati;

7. Fra i vertebrati i pesci hanno dato vita agli anfibi, gli anfibi ai rettili ed i rettili agli uccelli ed ai mammiferi.

Quest'ultimo pressuposto viene a volte espresso in altri termini, e cioè che gli attuali rettili ed anfibi avevano un ceppo ancestrale comune, e così via 19.


Kerkut critica la « Teoria generale dell'evoluzione » per la mancanza di prove che la sostengono. Egli suggerisce invece la possibilità che la vita sia iniziata varie volte, ciascuna dando inizio a sua volta a linee separate delle piante e degli animali.

Insieme alla mancanza di prove di connessioni tra le varie linee, l'evoluzione manca anche di una spiegazione per l'origine della prima vita.

Questo è dimostrato dal gran numero di teorie che vengono presentate, ciascuna con le relative prove dimostranti che i suoi predecessori avevano torto. Il problema dello inizio al quale non si poteva dare risposta, è stato tuttavia superato dal punto di vista psicologico. Si è postulato che il processo si è attuato in un numero incomprensibilmente grande di anni. La reazione naturale di fronte a milioni o a miliardi di anni è di immaginare che qualunque cosa poteva accadere in quello spazio di tempo. In tal modo si potevano lasciare senza risposta i problemi basilari, nascondendoli dietro tali montagne di anni che nessuno li avrebbe più notati. Gli uomini erano stati liberati in maniera da poter credere quel che le nozioni filosofiche del momento richiedevano.

Poiché l'evoluzione non fornisce le risposte ai quesiti basilari, mentre la creazione lo fa, perché allora tanti scienziati accettano l'evoluzione? Non è perché la creazione si trovi in conflitto con i fatti della scienza. Infatti benché il racconto della creazione nella Scrittura non concordi con certe interpretazioni dei fatti, essa concorda bene con i fatti stessi. L'evoluzione è largamente accettata poiché oggi la maggioranza degli scienziati non fanno che riflettere su quello che è stato loro insegnato. La maggior parte dei testi scientifici presentano l'evoluzione come la sola possibilità intellettuale. Vi sono poi alcuni scienziati, i quali si rendono conto che se accettano il racconto biblico della creazione significa che l'uomo non progredisce verso l'alto e verso la perfezione, ma che è invece caduto nel peccato e deve accettare la salvezza che Dio gli offre in Gesù Cristo. L'orgoglio e la ribellione contro questo piano divino spiegano la prontezza con la quale alcuni accettano l'interpretazione evoluzionistica delle prove.

L'evoluzione costituisce un tentativo di spiegare l'esistenza delle cose viventi da un punto di vista ateo. Benché nei testi scolastici vengano presentate solo le prove che tendono a mostrare che l'evoluzione è giusta, non v'è alcuna buona ragione per cui si debba accettare la teoria senza la possibilità di esaminare le pecche. Il presentarla come un fatto non fa dell'evoluzione un fatto! Vedremo invece che essa solleva tanti problemi senza risposta, per cui quelli che l'accettano devono farlo per fede.

L'evoluzionista Enrico Tortonese ammettendola nel suo articolo Evoluzione, contenuto nel Grande Dizionario Enciclopedico dice: « Tuttavia, anche se non possiamo dubitare dell'evoluzione organica, incontriamo le più gravi difficoltà quando la vogliamo spiegare: molte teorie sono state esposte, ma nessuna è in grado di rispondere a tutti i nostri interrogativi ». Avendo ammesso che non è possibile spiegare come abbia potuto avvenire l'evoluzione, e che molti scienziati hanno cercato per anni le spiegazioni di essa, è interessante vedere come Tortonese cerca di spiegare la sua fede in essa. Leggendo più avanti troviamo: « Le difficoltà incontrate per spiegare il meccanismo evolutivo ... hanno suggerito l'ipotesi che l'evoluzione sia un processo ormai finito ». Perciò, ammettendo che attualmente non si produca più evoluzione nella natura, egli accetta per fede che nel passato essa avvenne, perché è evidente che gli esseri viventi esistono, e se non si accetta la creazione come opera divina, l'evoluzione è l'unica altra seria possibilità che ci viene oggi proposta.

La maggioranza tuttavia, consapevole dei problemi che solleva tale posizione, è incline a sostenere che essa avviene ancora, ma tanto lentamente da essere quasi impercettibile. Altri hanno cercato di eliminare le difficoltà dicendo che la evoluzione ha prodotto la vita, che vediamo d'intorno a noi, perché Iddio ha deciso di servirsi dell'evoluzione per produrre questa vita. Questa idea che tende ad un compromesso fra le due opposte teorie, della creazione divina e dell'evoluzione, non viene accettata né da quelli che credono alla Bibbia né dalla maggioranza di quelli che credono all'evoluzione.

Adesso che abbiamo dato uno sguardo generale ai problemi dell'evoluzione iniziarne dal primo passo esaminando l'origine della materia.

Tommaso Heinze, Copyright © 1973, 2003

 

 

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