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Infallibilità, inerranza, interpretazione PDF Print E-mail

La sacra Scrittura, Parola ispirata da Dio, testimonianza autorizzata resa a Gesù Cristo, sarà giustamente detta infallibile e inerrante. Questi termini negativi sono particolarmente preziosi perché salvaguardano in modo esplicito delle verità positive d’importanza cruciale. Infallibile significa che non inganna e non si inganna. Tale aggettivo salvaguarda in modo categorico il fatto che la sacra Scrittura è una regola e una guida sicura e certa per ogni soggetto.

Inerrante, allo stesso modo, significa che è esente da ogni falsità o da ogni errore. L’aggettivo salvaguarda il fatto che la Scrittura è interamente vera e degna di fede in tutte le sue affermazioni.
Noi affermiamo che la Scrittura canonica dovrebbe essere sempre interpretata sulla base della sua infallibilità e della sua inerranza. Quando tuttavia determiniamo ciò che l’autore istruito da Dio enuncia in un certo passaggio dobbiamo prestare la più grande attenzione alla presentazione e al carattere del testo in quanto produzione umana. Ispirando i redattori con il suo messaggio Dio ha utilizzato la cultura e le convenzioni dell’ambiente di questi uomini. Ora tale ambiente è retto dalla sovrana provvidenza di Dio e immaginare diversamente significa interpretare in modo scorretto.

Così bisogna trattare la storia come storia, la poesia come poesia, le iperboli e le metafore come delle iperboli e delle metafore, le generalizzazioni e le approssimazioni come tali e così di seguito. Bisogna rispettare le differenze che esistono tra le convenzioni letterarie dei tempi biblici e le nostre. Per esempio, allora si accettavano come del tutto abituali racconti in ordine non cronologico e citazioni imprecise; per questo noi non dobbiamo considerare queste cose come degli errori quando li ritroviamo negli scritti biblici. Poiché non ci si attendeva, né si cercava una precisione totale (in un ordine o in un altro), non si può dire vi sia errore se tale precisione non è raggiunta. La Scrittura è inerrante non tanto nel senso che essa si conformerebbe perfettamente ai canoni moderni di precisione, ma nel senso che essa mantiene le sue promesse di veracità e realizza questa espressione della verità che gli autori avevano di mira.

La presenza nella Bibbia di irregolarità grammaticali od ortografiche, di descrizioni di fatti naturali secondo le apparenze, di menzioni di false proposizioni (per esempio, le menzogne di Satana) o di apparenti divergenze tra passaggi diversi, non smentiscono l’intera veracità della Scrittura. Non si ha il diritto di contrapporre questi pretesi «fenomeni» della Scrittura all’insegnamento della Scrittura su se stessa. Non si tratta di ignorare le difficoltà. Se certe difficoltà trovano soluzioni convincenti ciò incoraggia la nostra fede; se d’altro lato, per il momento, non se ne trovano noi rendiamo gloria a Dio credendo nella sua Parola in quanto vera, come egli ci assicura malgrado le apparenze e continuando ad aspettare con fiducia il giorno che dissiperà tali difficoltà come anche le illusioni. Poiché la Scrittura è il prodotto dell’unica intelligenza divina l’interpretazione deve rispettare le linee tracciate dall’analogia della Scrittura, deve respingere le correzioni ipotetiche di un passaggio biblico da parte di un altro, sia che queste correzioni vengano proposte in nome dell’idea di rivelazione progressiva, sia che si sostenga l’insufficienza della mente dello scrittore ispirato.

Anche se la sacra Scrittura non è da nessuna parte legata alla cultura del suo tempo nel senso che il suo insegnamento non avrebbe validità universale, essa è talvolta condizionata culturalmente dagli usi e dalle convenzioni d’un periodo particolare in modo tale che l’applicazione dei suoi principi prende oggi una forma modificata.

Dal  sito “tempo di riforma” con il permesso dal  pastore Paolo Castellina.

I redattori della dichiarazione .

Segue altri vari  studi…

 

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