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Autorità: Cristo e la Bibbia PDF Print E-mail

Gesù Cristo, ii Figlio di Dio, la Parola fatta carne, il nostro Profeta, Sacerdote e Re, è l’ultimo Mediatore della comunicazione di Dio con l’uomo e di tutti i doni della grazia. La rivelazione che egli portava era più che verbale; essa rivelava il Padre sia attraverso la sua presenza che attraverso i suoi atti. Così le sue parole possiedono una importanza fondamentale. In quanto Dio parlava come avendo tutto dal Padre e le sue parole giudicheranno gli uomini nell’ultimo giorno.

Come Messia annunciato dai profeti Gesù Cristo è il centro della Scrittura. L’Antico Testamento spera in lui mentre il Nuovo Testamento proclama la sua prima venuta e rilancia la speranza nell’attesa del suo ritorno. La Scrittura canonica è la testimonianza divinamente ispirata, e dunque normativa, resa al Cristo. Ne deriva che ogni ermeneutica che non abbia come punto focale il Cristo storico è inaccettabile. Bisogna considerare la sacra Scrittura come ciò che essa essenzialmente è, la testimonianza del Padre al Figlio incarnato. Sembra che il ca- none dell’Antico Testamento fosse definito ai tempi di Gesù.

Similmente anche il canone del Nuovo Testamento è oggi chiuso in quanto non è possibile rendere alcuna nuova testimonianza al Cristo storico. Non vi è nessuna nuova rivelazione (da distinguere con l’intelligenza accordata dallo Spirito per la comprensione della rivelazione esistente) che potrà essere aggiunta alla Scrittura fino al ritorno di Cristo. Nel suo principio è l’ispirazione divina che ha fatto il canone. Dal canto suo ia Chiesa non ha fatto che discernere il canone che Dio aveva prodotto, ma non lo ha inventato da sé.

Il termine canone, che significa «regola», evoca l’autorità e cioè il diritto di reggere e governare. Nel cristianesimo l’autorità appartiene a Dio nella sua rivelazione: ciò significa che da un lato essa appartiene a Gesù Cristo quale Parola vivente e dall’altro alla sacra Scrittura quale parola scritta. Ma l’autorità di Cristo e quella della Scrittura costituiscono una medesima realtà. Cristo nostro Profeta attesta che la Scrittura non può essere abolita. Come Sacerdote e Re egli ha consacrato la sua vita al compimento della legge e dei profeti fino a morire nell’obbedienza alle profezie messianiche. Allo stesso modo in cui ha riconosciuto nella Scrittura ia testimonianza alla sua autorità personale cosi, sottomettendosi ad essa, ha reso testimonianza all'autorità della Scrittura. Come si è inchinato davanti all’istruzione di suo Padre nella Bibbia (il nostro Antico Testa mento), così egli chiede ai suoi discepoli di fare 1o stesso. Tale esigenza non si riferisce più soltanto all’Antico Testamento, ma anche alla testimonianza che gli apostoli gli hanno reso e che egli stesso ha ispirato donando loro il suo Spirito. I cristiani si mostrano i fedeli servitori del loro Signore inchinandosi davanti all’istruzione divina dispensata negli scritti profetici ed apostolici che nel loro insieme costituiscono la nostra Bibbia.

Autenticandosi reciprocamente, Cristo e la Scrittura diventano un’unica fonte d’autorità. Da questo punto di vista Cristo, interpretato dalla Scrittura, e la Bibbia, che proclama Cristo quale suo centro, sono uno. Dal fatto dell’ispirazione abbiamo concluso che ciò che è detto dalia Scrittura lo dice Dio; dalia relazione tra Gesù Cristo e la Scrittura quale essa ci è rivelata possiamo ugualmente dire che ciò che è detto dalla Scrittura lo dice Cristo.

Dal  sito “tempo di riforma” con il permesso dal  pastore Paolo Castellina.  

I redattori della dichiarazione .

Segue altri vari  studi…

 

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