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...bisogna sforzarsi! PDF Print E-mail

Vi sono molti oggi che, pur avendo idee vaghe e confuse su Dio e lasciandolo praticamente ai margini della propria vita, si aspettano che, terminando la loro vita terrena, Egli li accolga con favore nel Suo regno. Le basi sulle quali essi lo ritengono possibile possono essere le più diverse. Alcuni sperano nella bontà e tolleranza di Dio, il quale passerà "sicuramente" sopra le loro mancanze e li perdonerà. Altri ritengono di avere soddisfatto i "criteri di accettabilità" che essi stessi hanno stabilito. Altri, essendo rimasti membri di un'organizzazione religiosa, ritengono di aver adempiuto ai requisiti da essa previsti per essere considerati "a posto". In ogni caso, si tratta di criteri molto soggettivi e personali sulla cui certezza e validità è legittimo avere seri dubbi.

La realtà è che Dio accoglierà nel Suo regno coloro che soddisfano i Suoi criteri, i criteri che Egli stesso ha stabilito e che sono contenuti nella Sua Parola, la Bibbia, e quindi faremmo bene a prenderne conoscenza!

Il Signore Gesù, a proposito dell'ingresso nel Regno di Dio, dice: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno" (Lu. 13:24). Sì, Gesù dice chiaramente che molti cercheranno di entrare e non potranno. Giungendo alle porte del regno di Dio presumeranno di avervi libero accesso e non potranno. Scopriranno che i "criteri d'accesso" che loro pensavano validi, in realtà non lo erano. Allora a nulla varranno le loro proteste e le loro giustificazioni.

In una famosa parabola di Gesù, un uomo, respinto irrimediabilmente dal regno di Dio, implora Dio di fare almeno qualcosa per i suoi fratelli affinché non finiscano anche loro come lui. La risposta, però, è: "Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli" (Lu. 16:29), cioè "Basta loro la Bibbia per conoscere i criteri d'accesso al Regno di Dio. Che leggano quella!".

Sì, il principio è chiaro: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno" (Lu. 13:24). Qualcuno, però, potrebbe ribattere e dire: Gesù non ha forse anche detto: "Colui che viene a me, non lo caccerò fuori" (Gv. 6:37)? Non c'è forse qui una contraddizione?

Certo, ma la chiave per comprendere Luca 13:24 sta nella differenza esistente fra "sforzarsi" e "cercare". Coloro che "si sforzano" sono coloro che manifestano una seria determinazione di entrare nel Regno di Dio, cioè che non si accontentano (illudendosi) di quello che già pensano, ma che si impegnano a conoscere i criteri oggettivi d'accesso stabiliti da Dio stesso e vi si conformano.

Lo stesso concetto lo esprime Gesù quando dice: "Dai giorni di Giovanni il battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono" (Mt. 11:12). Il linguaggio è forte e i requisiti implicano intensità di intenzioni. Coloro che semplicemente "cercano" dimostrano che non ci tengono abbastanza!

Nelle Scritture vi sono ampie dimostrazioni della differenza che intercorre fra "sforzarsi" e "cercare". Per esempio, leggiamo che: "Il beffardo cerca la saggezza e non la trova" (Pr. 14:6). Perché la cerca e non la trova? Perché il suo atteggiamento di fondo è sbagliato. Se davvero ci tenesse e fosse disposto a tutto per ottenerla, si sforzerebbe per ottenerla e non avrebbe un atteggiamento da beffardo, da schernitore.

Coloro che "si sforzano" fanno in modo che tutte le energie loro disponibili siano impegnate per ottenere ciò a cui aspirano. Ecco perché il Signore dice ad Israele: "Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue" (Is. 1:15). Che cosa accade in questo versetto? Nonostante le preghiere, il Signore non li ascolta perché il popolo aveva gravi cose di cui ravvedersi. Le loro mani erano "sporche di sangue", ed al Signore non piace la gente assetata di sangue...

Vediamo diversi esempi di questo nell'Antico Testamento. Il Signore dice ad Ezechiele: "Vengono da te come fa la folla; il mio popolo si siede davanti a te e ascolta le tue parole, ma non le mette in pratica; perché con la bocca fa mostra di molto amore, ma il suo cuore va dietro alla sua cupidigia" (Ez. 33:31). Vi era una grande discrepanza fra i loro atti esteriori e i loro desideri interiori. Non si sforzavano realmente di trovare il Signore (nei termini secondo i quali Egli si lascia trovare), ma manifestavano solo una ricerca "di facciata".

Ecco un altro esempio: "Mi cercano giorno dopo giorno, prendono piacere a conoscere le mie vie, come una nazione che avesse praticato la giustizia e non avesse abbandonato la legge del suo Dio; mi domandano dei giudizi giusti, prendono piacere ad accostarsi a Dio. Perché", dicono essi, "quando abbiamo digiunato, non ci hai visti? Quando ci siamo umiliati, non lo hai notato?" Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate i vostri affari ed esigete che siano fatti tutti i vostri lavori. Ecco, voi digiunate per litigare, per fare discussioni, e colpite con pugno malvagio; oggi, voi non digiunate in modo da far ascoltare la vostra voce in alto" (Isaia 58:2-4). Vedete quale sia qui la questione? Essi cercavano il Signore "giorno dopo giorno", prendevano piacere a conoscere le Sue vie. Si attenevano letteralmente alla legge. Digiunavano diligentemente. Nonostante, però, tutti questi atti esteriori, essi provavano di non cercare seriamente il Signore perché trascuravano altre cose che il Signore ritiene importanti, come non sfruttare i lavoratori. Non si sforzavano realmente di entrare nel Regno di Dio, "cercavano" soltanto in modo casuale. Alla fine il Signore indica loro quale sia IL VERO digiuno del quale Egli si compiace (piuttosto che un'astensione esteriore dal cibo). Egli dice: "Il digiuno che io gradisco non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi e che si spezzi ogni tipo di giogo? Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo, che quando vedi uno nudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne? Allora la tua luce spunterà come l'aurora, la tua guarigione germoglierà prontamente; la tua giustizia ti precederà, la gloria del SIGNORE sarà la tua retroguardia. Allora chiamerai e il SIGNORE ti risponderà; griderai, ed egli dirà: Eccomi! Se tu togli di mezzo a te il giogo, il dito accusatore e il parlare con menzogna" (Isaia 58:6-9).

Non si sforzavano, "cercavano" soltanto. Vera spiritualità implica attenzione al tutto della propria vita, invece di dividerla in convenienti scompartimenti. Non serve a nulla pregare e fare cerimonie religiose quando si è oppressivi, privi di misericordia ed egoisti. Nel Nuovo Testamento, per esempio, vediamo il re Erode che dimostra un certo interesse per Giovanni Battista. Lo ascolta, lo stima e lo protegge: "Infatti Erode aveva soggezione di Giovanni, sapendo che era uomo giusto e santo, e lo proteggeva; dopo averlo udito era molto perplesso, e l'ascoltava volentieri" (Mr. 6:20). Non aveva, però, serie intenzioni di prenderlo sul serio. Alla prova dei fatti, per compiacere i suoi pari, non avrà scrupolo a farlo uccidere (Mr. 6:25-28). Se Erode fosse stato veramente uno che "si sforzava" si sarebbe rifiutato di farlo uccidere ed alla fine, sarebbe diventato con gioia un seguace di Gesù. Era perô solo uno che "cercava", un dilettante.

In un altro esempio, Gesù dice ai Giudei: "Io me ne vado e voi mi cercherete e morirete nel vostro peccato; dove vado io, voi non potete venire" (Gv. 8:21). Essi lo "cercavano", ma sarebbero "morti nei loro peccati", perché non si "sforzavano" più di quel tanto. Non avrebbero trovato altro che perdizione.

Potreste però ancora replicare: Gesù forse non ha anche detto: "Cercate e troverete" (Mr. 7:7)? Certo, ma quel versetto non è citato per intero. Egli dice: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto" e tutto questo implica persistenza. Non è un "cercare" casuale, temporaneo e disimpegnato. Anche questo vuol dire "sforzarsi". Il termine greco usato qui è zeteo, ed è la stessa parola usata in Apocalisse 9:6: "In quei giorni gli uomini cercheranno la morte ma non la troveranno". Non si tratta di un "cercare" casuale, ma un fare di tutto, in quel contesto, per morire. E' molto importante che il nostro "cercare" diventi un vero sforzo mirato. Il Signore aveva detto ad Israele: "Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore" (Gr. 29:13). Questo il segreto: cercare con tutto il cuore.

Dobbiamo fare le cose con serietà ed impegno, anche nel campo spirituale. Come lo dice Paolo: "Israele, che ricercava una legge di giustizia, non ha raggiunto questa legge. Perché? Perché l'ha ricercata non per fede ma per opere" (Ro. 9:31,32). Non cercavano con fede, con tutto il loro cuore, ma solo con una religiosità esteriore.

Ecco così che nessuno che si sforzi veramente di entrare nel Regno di Dio, che cerchi di comprendere quali sono i "criteri d'accesso" stabiliti da Dio e che voglia adempierli seriamente, ne sarà escluso. E' un fatto.   

[Da una riflessione di Alan Morrison, E-Mail del 12.5.2006. Rielaborazione di Paolo Castellina, 13.5.2006].

 

 

 

 

 

 

 


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