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La Legge - Torah PDF Print E-mail

La Legge - Torah

LaparolaTorah, tradotta come legge, significa proprio una direzione, che era rituale primitivo. Si usa il termine, nelle Scritture, in diverse accezioni, secondo il fine e il collegamento del passo biblico nel quale si trova.
  Per esempio, alc
une volte designa la rivelata volontà di Dio (Sl 1.2; 19.7; 119;       Is  8.20;42.12; Jr 31.33). Significa anche l’istituzione mosaica, come distinto nel Vangelo (Mt 11.13; 12,5; Jo 1.17; At 25.8), e per questo molte volte si considera la legge di Mosè come se fosse la religione dei giudei (Mt 5.17; Eb 9.19; 10.28).
Altre volte, in un senso più ristretto, significano le osservanze rituali o cerimoniali della religione giudea (Ef 2.15; Eb 10.1). É da questo punto di vista che l’apostolo Paolo afferma che “
nessuno sarà giustificato davanti a lui mediante le opere della legge". La "legge registrata nei vostri cuori”, che Paolo menziona in Rm 2.15, é il giudizio di ciò che é male e di ciò che é giusto, e che Dio ha impiantato nella coscienza di ogni uomo.

IlPrincipio Predominante della Legge

Il principio predominante della legge era la teocrazia. Lo stesso Signore era considerato come Re; le leggi furono date da Lui; il tabernacolo (e dopo il tempio) era considerato come la Sua abitazione; li vi sono state visibili manifestazioni della Sua Gloria; li si è rivelata la Sua volontà; li era offerto il pane tutti i sabati; li ha ricevuto i Suoi ministri, e ha esercitato funzioni di Sovrano. Con Dio c’era relazione tra pace e guerra, questione queste determinate sotto tutti i governi dalla suprema autori
tà (Dt 1.41,42; Giosuè 10.40; Giudici 1.1,2; 1Rs 12.24). L’idolatria era un tradimento. Di conseguenza, in relazione ai giudei, era Jeová allo stesso tempo Dio e Re. La teocrazia aveva le sue manifestazioni esterne. In questo modo, il tabernacolo, dove si è realizzato il culto pubblico dall’Esodo fino al regno di Salomone, non era solo il tempio di Dio, ma anche il palazzo del Re invisibile. Era la "Sua santa abitazione"; era il luogo in cui incontrava il Suo popolo e con il quale aveva comunione, essendo perciò "il tabernacolo della congregazione". Dopo il tabernacolo è venuto il tempio, che armonizzava la suntuosità dell’edificio e i suoi servizi con le determinazioni divine, e con l’aumentato potere della nazione. Ma il Signore, come Re, non aveva soltanto il Suo palazzo, ma aveva anche i Suoi ministri e funzionari dello Stato. Sacerdoti e Leviti erano separati per il Suo servizio. Questo governo di Dio era riconosciuto per mezzo di sacrifici di varie specie, realizzati sotto condizioni definite con cura, esprimendo la propiziazione, consacrazione e comunione. I diritti divini erano ancora riconosciuti per mezzo di certe festività, che nella sua varietà erano o sabato di tutte le settimane, le tre grandi feste annuali, l’anno sabatico, e al di là di questo il giubileo, tutto questo portato ad effetto con i suoi fini spirituali e morali.

Le specificate determinazioni pronunciate nel nome di Dio raggiungevano pienamente la vita individuale e nazionale, ma non fu tutto decretato in un’unica volta e in un solo luogo. Ci sono state norme fatte in Egitto (Es 12 e 13); nel Sinai (Es 19 e 20); nel Parã (Nm 15.1); e nelle pianure di Moab (Dt 1.5). Gli annunci venivano volta a volta dal tabernácolo (Lv 1.1).
Che le prescrizioni della Legge erano cadute in disuso, si può provare non solo per la decadenza della religione e della morale nel tempo dei re, però più in particolare per le scoperte, nel 18º anno del re Giosia, del "libro della Legge nella casa do Signore" (2Re 22.8), e per le riforme che seguirono.
Il sommario delle ordinanze di questa Legge formava per tutta la nazione un codice che, nonostante fosse rigoroso, era salutare (Ne 9.13; Ez 20.11; Rm 7.12), e al di la di questo gradevole per una mentalità retta (Sl 119.97 a 100).

Istituzioni Cerimoniali:

Le istituzioni cerimoniali, per esempio, stavano meravigliosamente adattate alle necessità, tanto spirituali come materiali, di un popolo nelle condizioni di quello israelita. Per questo:

1) Erano, fino a un certo p
unto, regolarmente salutari. E era questo uno dei fini di quelle disposizioni, referenti alle varie purificazioni, alla separazione dei lebbrosi, e alla distinzione di alimenti, etc.

2) Servivano per perpetuare tra gli israeliti la conoscenza del vero Dio, per mantenere la riverenza per le cose sante, per la manifestazione del sentimento religioso nella vita, tutti i giorni, e in tutte le relazioni sociali. Di un modo particolare erano feste sante, fattori di valore per il conseguimento di questi fini.

3) Avevano, al di là di questo, l’effetto di evitare che gli israeliti divenissero strettamente relazionate con le nazioni vicine (Ef 2.14,17). E così dovevano tante volte aver protetto il popolo israelita dalla idolatria e corruzione, che si accampavano in tutto il mondo: di questo modo si è conservata interamente la nazione distinta dagli altri popoli, fin quando venne il tempo in cui questa barriera già non era necessaria.

4) Queste osservanze avevano altri usi nel loro significato simbolico. In conformità con lo stato morale ed intellettuale del popolo che non aveva ancora capacità per raggiungere prontamente le verità divine, le cose spirituali erano rappresentate da oggetti esteriori e visibili. E così, le idee di purezza morale e di santità divina erano comunicate ed alimentate dalle ripetute abluzioni delle persone e dei luoghi; per la scelta di animali puliti per il sacrificio; per la perfezione senza macchia, che si richiedeva per le vittime offerte; e per la limitazione delle funzioni sacerdotali ad una classe di uomini che erano in particolare consacrati per questi doveri, e che si preparavano con ripetute purificazioni. Al di là di questo, per la morte della vittima espiatoria, per la quale il peccatore aveva simbolicamente trasferito i suoi peccati imponendo le mani sopra la testa dell’animale e offrendo a Dio il sangue che rappresentava la vita, si insegnava l’importante verità del fatto che il peccato meritava un castigo estremo, che solamente poteva esser allontanato sacrificando un altro essere in sostituzione. E di questa maniera, per mezzo dei simboli impressionanti, si ricordavano costantemente i pietosi israeliti della giustizia e santità della Legge violata, per propria colpa, e di quando avevano bisogno della misericordia divina; e quando erano effettuati questi servizi religiosi, nella sincerità di uno spirito retto, l’anima credente era arricchita dall’umile speranza della compassione divina, e si manifestava in atti di gratitudine, di obbedienza, e di amore.

5) Queste varie istituzioni prefiguravano anche cose future, migliori e più grandi (Gl 3.24). Per ciò che si dice nella epistola agli Ebrei, sappiamo che il sacerdozio, i sacrifici, e tutto il rituale giudaico formavano una profezia tipica della persona ed opera del Grande Liberatore, e di quella redenzione eterna che Lui doveva eseguire quando sarebbe arrivata la pienezza dei tempi.

La Legge non era distrutta dal Vangelo. Questo era evidente per le stesse dichiarazioni di Gesù Cristo. Lui non era venuto per "revocare la legge" ma per compierla (Mt 5.17,18). Quando la Legge era appena tipica, servendo per un certo fine, che la venuta di Cristo aveva abolito, perciò era in questo  ab-rogata. Aveva realizzato il suo proposito, e già non era necessaria (Gl 3.24,25). La parte  cerimoniale ha lasciato di avere il suo veritiero significato. Quello per cui la Legge appuntava, già era venuto. Restavano le permanenti obbligazioni della legge morale, la cui applicazione fu allargata dal Salvatore (Mt 5.21-48). Tuttavia, in virtù della grande influenza della Legge nella vita e pensiero del popolo giudeo, non é per ammirare che sotto la nuova alleanza divenissero le loro norme un discorso di una certa perplessità. Per comprensione di questo punto, si veda il libro de At (10, 11, 15) e ancora Romani, Galati ed Ebrei.


 
Dizionario Biblico Universale
 

 

 



 

 

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